Perché gli alunni e le alunne di scuola primaria hanno bisogno sia della figura del maestro sia della figura della maestra?

Webinar del Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Formazione Primaria dell’Università degli Studi di Palermo del 6 novembre 2021: LA PROFESSIONE DI MAESTRO OGGI

Perché gli alunni e le alunne di scuola primaria hanno bisogno sia della figura del maestro sia della figura della maestra?-

Carmelo Gallo

(I.C. Sferracavallo-Onorato di Palermo)

Buongiorno a tutti, io mi chiamo Carmelo Gallo e sono un docente di sostegno presso l’istituto comprensivo Sferracavallo-Onorato di Palermo. Prima di tutto ci tengo a ringraziare l’Università di Palermo per l’invito a portare la mia esperienza all’interno di un convegno volto a promuovere la figura del maestro. La mia carriera da maestro inizia nell’Ottobre 2016, subito dopo aver conseguito la laurea magistrale in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università degli Studi di Palermo, quando ricevo la convocazione dall’ istituto comprensivo Borsi di Milano dove poi ho lavorato fino al 2019, anno in cui ho conseguito la specializzazione per le attività di sostegno presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca.

La differenza tra uomini e donne è comprovata, in modo adeguato, da diverse scienze biomediche, quali, per esempio, la genetica, l’endocrinologia e la neurologia. Già dall’inizio dello sviluppo evolutivo troviamo alcune differenze piuttosto importanti tra uomo e donna che si accentuano nel periodo adolescenziale e si consolidano nell’età adulta. La specificità maschile e femminile non va per altro considerata come un limite da superare, bensì come una ricchezza da valorizzare. Il luogo primario dove ciò si compie nel modo più pieno è la famiglia. C’è un quid che appartiene alla natura umana, che conosce due modi propri di manifestarsi: nella femminilità o nella mascolinità. La considerazione delle differenze fisiche e psichiche pone l’accento su una consapevolezza antropologica che vede l’essere umano come uomo e donna: distinto e nello stesso tempo unito dalla specificità sessuale. Tra la dimensione

biologica e quella socio-culturale esiste inoltre la dimensione psicologica che non può essere omessa, come neppure si può prescindere dal riferimento alla dimensione antropologica di tipo filosofico.

La parità dei sessi è da tempo un obiettivo di primaria importanza a livello europeo. Fin dagli anni ’70, varie direttive hanno gettato le basi per la parità di trattamento e le pari opportunità in Europa; tuttavia, nonostante l’esistenza di vari interventi legislativi, la parità dei generi deve essere ancora raggiunta. Sebbene le donne siano la maggioranza degli studenti universitari e dei laureati in quasi tutti i paesi, ancora oggi guadagnano meno e fanno meno carriera degli uomini. Considerando l’istruzione e la formazione, le differenze di genere persistono sia nella scelta che negli esiti dei corsi di studio. La natura delle disuguaglianze di genere in ambito educativo è cambiata profondamente negli ultimi decenni, ed è diventata più complessa specialmente per quanto riguarda il rendimento negli studi.

A parte l’ingiustizia relativa a ogni stereotipizzazione di genere, la differenza nell’istruzione può influire negativamente anche sulla crescita economica e sull’inclusione sociale. Ad esempio, le donne rimangono tuttora una minoranza in ambito matematico, scientifico e tecnologico, mentre d’altra parte è dimostrato che i maschi hanno più probabilità di avere i risultati peggiori nella lettura. Questi due esempi dimostrano che nello sviluppare politiche e strategie al fine di migliorare i risultati educativi è necessario tenere in considerazione le differenze di genere in ambito educativo.

L’imperatore Alessandro Magno diceva: «A mio padre devo la vita, al mio maestro una vita che vale la pena essere vissuta». Chissà quanti vorrebbero poter dire la stessa cosa, ma non possono. Perché di maestri, buoni o cattivi, oggi ce ne sono davvero pochi. Insomma nelle scuole di oggi si fatica a trovare un Gianni Rodari, un Giovanni Mosca, un Mario Lodi o un Danilo Dolci. Una perdita che diventa sempre più problematica poiché una presenza paritaria di maestri e maestre nella scuola primaria faciliterebbe i processi di identificazione degli alunni e delle alunne, rispettivamente con modelli educativi maschili e femminili e farebbe migliorare significativamente i risultati scolastici degli alunni.

Per rispondere alla domanda “Perché gli alunni e le alunne di scuola primaria hanno bisogno sia la figura del maestro sia la figura della maestra?”, ritengo sia necessario evidenziare che il maestro è da un lato un autorevole punto di riferimento specialmente per gli alunni di sesso maschile, garantendo una maggiore disciplina in classe, e dall’altro un adeguato o giusto completamento al lavoro educativo svolto dalle maestre. Inoltre può offrire agli alunni e alle alunne modi comunicativi, di interazione e di relazione diversi da quelli delle insegnanti donne: se le alunne hanno la possibilità di confrontarsi con adulti del sesso opposto, agli alunni viene invece data la possibilità di confrontarsi anche con insegnanti dello stesso sesso. La comunicazione degli insegnanti uomini con gli alunni maschi rimane diversa da quella delle insegnanti donne con le alunne femmine; inoltre la comunicazione insegnante-alunno si configura diversamente quando non appartengono entrambi allo stesso sesso: il docente uomo si aspetta cose diverse dall’alunno maschio e dall’alunna femmina e così pure accade con la docente donna. L’insegnante uomo è più attento alla capacità di iniziativa, alla dimostrazione di forza e di competizione, mentre l’insegnante donna è più attenta agli aspetti della salute, della cura e delle relazioni affettive. Le donne sono, ad esempio, generalmente in grado di interpretare le espressioni del volto meglio degli uomini.

Le due diverse richieste di <<stile educativo>> da parte di maschi e femmine rispondono, naturalmente, alle principali figure di riferimento dei due generi, anche dal punto di vista dell’identificazione sessuale: il padre e la madre. Per poter affrontare nel modo migliore gli anni di scuola è importante che né maschi né femmine si sentano <<orfani>>. Gli alunni maschi hanno particolare bisogno di educatori <<forti>> con cui confrontarsi attivamente; l’esigenza dei giovani maschi di ritrovare nel docente i tratti di una <<padre assertivo>> e convinto è resa ancora più forte dall’indebolimento della figura paterna odierna prodotta.

Molti nomi di maestri si leggono nei libri di storia della Pedagogia perché hanno fornito contributi originali al rinnovamento della scuola: ad esempio, Giuseppe Lombardo Radice, Chizzolini, Agosti, Lodi e Ciari. Negli

ultimi cinquant’anni hanno occupato cattedre universitarie di pedagogia e di didattica illustri pedagogisti che avevano iniziato a lavorare come maestri, ad esempio: Mencarelli, Frabboni, Scurati, Montuschi e Damiano.

Per i motivi esposti dovrebbero essere adottate misure urgenti per rendere più appetibile agli uomini la carriera professionale di insegnante nella scuola primaria.


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