La mia esperienza di maestro nella scuola d’infanzia

Michele CucuzzellaMaestro di scuola dell’infanzia

(Istituto Comprensivo “Renato Guttuso” di Villagrazia di Carini – PA)

“Ti piacerebbe fare il maestro di scuola primaria?”, mi chiese A.
“No”, gli risposi, mentendo in primis a me stesso. Insegnare a bambini era sempre stato il mio sogno, ma non volevo ammetterlo neanche a me stesso. Infatti, avevo seguito un corso di studi totalmente differente (in interpretazione e traduzione).
Era il lontano 2001, avevo 21 anni e mi trovavo in una scuola primaria di Terrasini (PA) insieme a mia madre, la quale stava insegnando didattica della lingua inglese ad un gruppo di docenti. Io ero lì come semplice accompagnatore; mi ero diplomato nell’anno 1998 al Liceo Linguistico Provinciale di Palermo.
Di professori maschi ne avevo incontrati molti prima di allora, ma A. era il primo maestro di scuola primaria che vedevo nella mia vita. In seguito mi pentii di avergli risposto di no così seccamente. Grazie a quell’incontro ed a quella domanda così diretta, pian piano in me cominciò a germogliare l’idea che un uomo potesse fare il maestro. Poco alla volta, cominciai a non vergognarmi più di dire che mi piaceva quel mestiere. Adesso sono un maestro con tanti anni di servizio nella scuola dell’infanzia.

Presi la prima laurea quadriennale in interpretazione e traduzione (indirizzo traduzione) nel 2004 all’Università di Trieste. La mia prima esperienza come insegnante di scuola dell’infanzia risale al 2005. Cominciai quasi per gioco, accettando una proposta di insegnamento a Pardubice, una cittadina della Repubblica Ceca. La proposta mi fu fatta su un sito che metteva in comunicazione ragazzi con famiglie che offrivano lavoro “alla pari”. Tramite quel sito io avevo già fatto alcune esperienze lavorative come ragazzo alla pari, in diversi paesi del mondo (tra cui Francia, Norvegia, USA e Germania), ma una proposta di insegnamento era qualcosa di inusuale per la piattaforma in questione. Mi piacque molto l’idea di insegnare ai bambini di 3-6 anni, pur non avendo un titolo specifico per l’insegnamento nella scuola dell’infanzia. Così mi ritrovai in una piccola scuola di una piccola città, dove nessuno parlava inglese. Rimasi in Repubblica Ceca per quattro anni, insegnando in diverse scuole bilingue (inglese-ceco). Svolgevo tutte le mansioni di un docente di scuola dell’infanzia, relazionandomi con i bambini in lingua inglese, per permettere loro di familiarizzare in maniera spontanea con questa lingua.

Mentre lavoravo in Repubblica Ceca, andavo ogni estate a fare volontariato in Thailandia, e poi anche in Birmania, dove insegnavo in scuole per bambini poveri. In particolare, dalla mia esperienza in Birmania, nacque il diario Viaggio in Birmania: terra di pagode e colori, edito nel 2010 dalla casa editrice Vallecchi. In Birmania, come risulta chiaro dalle prime pagine del mio libro, rischiai di essere addirittura arrestato per aver semplicemente voluto svolgere attività da volontario

Tornai in Sicilia nel 2009, e cominciai ad insegnare inglese in una scuola dell’infanzia paritaria di Palermo. Intanto mi sposai, e adesso ho due figli, di due e sei anni.
Posso affermare senza indugio di aver seguito il percorso inverso rispetto a quello seguito solitamente dai docenti in servizio, ossia sono partito dalla pratica (saper fare) per approdare solo in seguito allo studio (sapere). Nel 2012 mi sono iscritto al corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Palermo; lì, all’età di 37 anni, ho conseguito la mia seconda laurea in Scienze della Formazione Primaria. Dopo la laurea magistrale ho coronato la mia formazione frequentando il corso di specializzazione abilitante all’insegnamento di sostegno. Ho scelto di insegnare nella scuola dell’infanzia piuttosto che in quella primaria perché ho sempre preferito quell’ordine di scuola. Adesso abito a Cinisi, paese di mia moglie; sono entrato di ruolo nell’ anno scolastico 2022-23, come insegnante di sostegno nella scuola dell’infanzia presso l’Istituto Comprensivo “Guttuso” di Villagrazia di Carini (PA).

Ora che sono docente di sostegno presso la scuola dell’infanzia, penso di aver raggiunto il livello più elevato della mia professionalità, con il mio saper essere insegnante, e uomo. Come docente di

sostegno, sono profondamente convinto che il ruolo vada oltre la semplice assegnazione all’alunno diversamente abile. Il docente di sostegno deve creare degli ambienti di apprendimento calibrati sull’alunno in condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica, ma destinati all’intera classe. Ammetto che sia spesso difficile trovare delle colleghe di sezione (cosiddette di “posto comune”) che considerano un valore la co-progettazione di percorsi di apprendimento per l’intera sezione.

Non posso dire che sia sempre facile farsi accettare come maestro, specialmente alla scuola dell’infanzia. Infatti, a volte ci si scontra con la mentalità retrograda, in un certo senso anche discriminatoria, di alcune famiglie, le quali ritengono che le donne siano “migliori” degli uomini per quanto riguarda la cura dei bambini. Tuttavia, ritengo fondamentale per noi docenti uomini impegnarci per farci valere almeno tanto quanto le nostre colleghe donne.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.