La professione di Maestro oggi

Zanniello 6 NOV 2021

Introduzione ai lavori

Giuseppe Zanniello

(già professore di Didattica e Pedagogia Speciale)

Mi sia consentito innanzitutto di porgere al nuovo Rettore, al prorettore vicario e agli altri prorettori gli auguri di buon lavoro per i prossimi sei anni e di rinnovargli la mia stima. Sono proprio contento che intorno al prof. Midiri e alla sua équipe, l’Università di Palermo si sia unita in amplissima misura e con un entusiasmo carico di speranza. È un segnale di buon auspicio per il percorso che è iniziato cinque giorni fa e che durerà per altri 2.186 giorni.

Ringrazio i docenti universitari, le maestre e i maestri, le studentesse e gli studenti che questa mattina sono convenuti per offrire un contributo di riflessione su quattro temi, collegati tra loro dall’intento di valorizzare e promuovere la professione di maestro nell’opinione pubblica e tra i giovani in particolare.

Ringrazio il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, il Direttore del Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche, dell’Esercizio Fisico e della Formazione e la Coordinatrice del corso di laurea magistrale in Scienze della Formazione Primaria, per il patrocinio e per il supporto organizzativo a questo convegno sulla professione di maestro. Il sostegno di tre autorità accademiche, di diverso grado nella governance dell’Ateneo ma di pari generosità nello spendere la loro professionalità al servizio degli studenti e dei professori, testimonia un reale interesse istituzionale verso il tema che stiamo affrontando oggi.

Il corso di studi in Scienze della Formazione Primaria è stato definito, da persone al di fuori di ogni sospetto di simpatia o di partigianeria, “il fiore all’occhiello” dell’Università di Palermo perché, da quando è stata introdotta la valutazione di Ateneo, esso ottiene i punteggi più alti in tutti i parametri. C’è alta soddisfazione negli studenti e nei laureati per l’attività didattica (la soddisfazione è minore per le aule e i laboratori da quando fu lasciata la sede dell’Albergo delle Povere); ci sono pochissimi abbandoni e studenti fuori corso; il tasso di occupazione dei laureati è totale nel giro di pochi mesi o addirittura dopo alcuni giorni dal conseguimento del titolo di studio. Inoltre giova ricordare che sono attivi sei progetti Erasmus con diverse università europee nonostante il fatto che solo in Italia il percorso formativo degli insegnanti di scuola primaria e dell’infanzia duri cinque anni. Eppure, nonostante la positività dei parametri valutativi, solo il 4% degli iscritti a questo corso di studi è di sesso maschile. Ci chiediamo il perché della scarsa attrattività dell’insegnamento primario per gli

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uomini e che cosa si possa fare per promuovere le iscrizioni maschili al corso di studi in Scienze della Formazione Primaria.

Il convegno, articolato in quattro sezioni, intende offrire delle risposte alle domande: perché gli alunni e le alunne di scuola primaria hanno bisogno sia della figura del maestro sia della figura della maestra? Perché gli uomini che scelgono di svolgere la professione di maestro sono contenti del loro lavoro? Che cosa potrebbe fare l’Università per incentivare la scelta della professione magistrale da parte degli uomini? Quali potrebbero essere i messaggi da mettere in circolazione per migliorare l’immagine sociale della professione di maestro?

A me tocca sviluppare qualche riflessione intorno alla prima delle quattro domande- guida per le riflessioni di stamattina: “Perché gli alunni e le alunne di scuola primaria hanno bisogno sia della figura del maestro sia della figura della maestra?”.

Partiamo da una constatazione: la scarsa presenza maschile si riscontra anche nelle scuole primarie di altri Paesi economicamente molto sviluppati, non solo in Italia, dove gli uomini che lavorano nella scuola primaria costituiscono il 4% del corpo docente mentre la media nei Paesi OCDE è del 18% (Gender imbalances in the teaching profession , OCDE, febbraio 2017); la stessa percentuale di genere, del 4%, si riscontra da vari anni tra gli iscritti al corso di laurea magistrale LM-85bis. Ciò significa che il trend continuerà anche nei prossimi anni se non ci sarà un’azione politica mirata a rendere più attraente la professione di maestro ai giovani.

Ma siamo sicuri che serva una maggiore presenza maschile nell’insegnamento primario? Sembrerebbe di sì, se tanti Paesi membri dell’OCSE stanno adottando dei provvedimenti per incentivare le iscrizioni dei giovani ai corsi universitari che preparano all’insegnamento primario. Ma perché all’estero si fa e in Italia no? Alla fine della mattinata discuteremo sul che cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione nel nostro Paese, mentre all’inizio tocca indagare sulle convinzioni profonde che dovrebbero sostenere le azioni promozionali .

Dalla consultazione della letteratura scientifica- ne citerò solo pochissimi, a titolo esemplificativo- emergono almeno tre motivi che inducono a sostenere che più uomini dovrebbero svolgere professioni educative nei diversi ambiti lavorativi, specialmente nella scuola primaria: 1) la complementarietà della visione della realtà offerta ai bambini e alle bambine dalle maestre e dai maestri; 2) la corrispondenza tra alcune modalità di apprendimento e alcune modalità di insegnamento in persone dello stesso sesso; 3) la parziale compensazione della scarsa presenza del padre nell’esperienza di vita familiare delle alunne e degli alunni.

Tamanini, nel libro da lei curato nel 2007 dove è pubblicata la ricerca svolta dall’IPRASE – l’Istituto della provincia autonoma di Trento per la ricerca e la sperimentazione educativa -, dal titolo Maschi e femmine a scuola: stili relazionali e

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di apprendimento, ha raccolto diverse testimonianze sulle più frequenti differenze metodologiche, psicopedagogiche e comportamentali osservate dai ricercatori negli insegnanti dei sue sessi.

La curatrice della ricerca svolta in Trentino conclude auspicando che un maggior numero di uomini insegni nella scuola primaria, per tre motivi: perché l’uomo e la donna attribuiscono maggiore importanza ad aspetti diversi, parimenti significativi, della personalità dei bambini e delle bambine; perché il modo di insegnare dell’uomo e della donna è parzialmente diverso e perciò gli/le alunni/e possono ricevere input formativi che si integrano tra loro; perché la scuola dovrebbe cercare di supplire in qualche misura alla frequente povertà educativa delle relazioni tra padri e figli/e.

Ci sono evidenze scientifiche a favore della tesi che l’esperienza della relazione con figure educative di sesso diverso dal proprio costituisce un vantaggio per gli alunni e per le alunne; in tal senso la presenza del maestro nella scuola primaria offre, sia ai bambini che alle bambine, un ampliamento dell’esperienza di diversità nelle abitudini di vita, nel modo di gestire l’emotività, nel modo di rapportarsi con il proprio corpo e nelle modalità comunicative interpersonali.

I risultati delle ricerche internazionali riportate da Sicurello nel suo libro del 2015 (Le differenze di genere a scuola) segnalano il miglioramento dei risultati scolastici degli alunni di sesso maschile quando nel team docente l’insegnante prevalente è un uomo, specialmente se la scuola primaria è ubicata in una zona a rischio di bullismo e di devianza minorile.

La psicoterapeuta nordamericana Meeker, specializzata nella cura delle adolescenti, nel suo famoso libro tradotto in lingua italiana nel 2012 con il titolo Papà sei tu il mio eroe, fa presente che una maggiore presenza di insegnanti maschi potrebbe compensare in parte la frequente assenza dei padri nella vita familiare delle bambine, che è denunciata con preoccupazione da psicologi e da psicoterapeuti.

Lo psicoterapeuta italiano Claudio Risé -ben noto per i suoi studi sulla figura paterna nell’educazione familiare-, nel 2017 scriveva sul quotidiano “Il Giornale”, Senza padri né maestri maschi i bambini crescono a metà: «L’uomo è importante come l’insegnante donna, indispensabile nelle prime classi, quando il rapporto principale a livello profondo è ancora quello materno, perché il bimbo ha ancora bisogno soprattutto di essere accolto e nutrito, anche affettivamente. Mentre l’insegnante maschio diventa indispensabile quando è necessario imparare a disciplinarsi per superare gli ostacoli, individuare gli obiettivi, imparare dagli errori. E soprattutto riconoscere le proprie passioni e vocazioni: un lavoro spregiudicato, che più che la nota diligenza femminile richiede coraggio e fantasia. Una presenza tanto più indispensabile quanto più a casa manca, perché il padre è un fantasma, o non c’è più. Si tratta di rimediare a tutti i cocci rotti (per indisciplina, delirio di onnipotenza, superficialità) negli ultimi 50 anni».

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Nelson (Men teaching and working with children: A history and a future, 2006) e Davison-Nelson (Men and teaching: Good intentions and productive tensions, 2011) adducono numerosi motivi, pedagogicamente fondati, per sostenere che i bambini e le bambine di scuola primaria, hanno bisogno di relazionarsi sia con i maestri sia con le maestre, innanzitutto per lo sviluppo armonico della loro personalità. Il motivo più convincente, tra quelli addotti dai due studiosi, consiste nel bisogno di identificazione in un modello accessibile, con una persona significativa che il bambino possa assumere come ideale di uomo e la bambina di donna; bisogna riconoscere che quando a scuola i modelli identificativi sono quasi esclusivamente femminili, qualche problema di identificazione potrebbe sorgere nei maschietti.

“Io da grande voglio essere come lui” dovrebbe poter dire ogni bambino indicando il suo maestro, così come le bambine sognano di fare le maestre perché sono affascinate dal modo di fare della propria insegnante. È chiaro che il processo di orientamento verso la professione, con la scelta di una coerente formazione previa, diventa realistico non prima dei diciassette anni di età; ma è innegabile che la fase esplorativa-iniziale del processo di progettazione del sé professionale, intorno ai 10-11 anni di età, ha un suo valore perché l’alunno deve avviare bene il percorso di scelta e deve imparare a formulare le prime ipotesi, su cui poi ritornerà più volte fino all’età adulta confrontando i suoi interessi, stabili o fluttuanti, con le proprie attitudini riconosciute, con le immagini reali delle varie professioni e con il contesto sociale.

Per queste ragioni, nel rispetto delle opinioni diverse dalle mie, manifesto una convinzione che è basata su evidenze scientifiche e su esperienze pluriennali concordanti: le alunne e gli alunni di scuola primaria hanno bisogno di un maggior numero di maestri di genere maschile, con un’identità sessuale ben definita e pienamente accolta. Senza ignorare l’esistenza di altre realtà, in questo convegno ci occupiamo solo dei maestri che sono contenti di essere tali.

Quando ascolto certi discorsi sulla cosiddetta “sessualità fluida”, un’identità sessuale ipotizzata come variabile più volte nel corso della vita per l’appagamento dei desideri dell’individuo, mi sorge il dubbio che ai sostenitori dell’ideologia Queer sia mancata l’esperienza di una buona relazionalità con bravi educatori di sesso maschile.

Senza andare troppo indietro nel tempo, fermandoci agli ultimi quaranta anni, e restando solo in Italia, immagino quanto abbiano contribuito allo sviluppo armonico della personalità dei bambini e delle bambine alcuni maestri di scuola primaria -cito solo quelli che ho conosciuto personalmente-, che poi sono diventati professori universitari di Pedagogia e di Didattica: Marco Agosti, Mario Mencarelli, Mauro Laeng, Cesare Scurati, Franco Frabboni, Victor Garcia Hoz, Ferdinando Montuschi, Elio Damiano. All’elenco desidero aggiungere il nome di un maestro che ha dedicato la sua vita alla formazione professionale degli insegnanti con le riviste e i libri della casa editrice La Scuola: Vittorino Chizzolini. Non dimentichiamo neppure i maestri

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che hanno animato la vita dell’AIMC e al MCE, due associazioni che hanno contribuito significativamente al rinnovamento della scuola primaria italiana.

Mi piace ricordare che quest’anno l’Università di Palermo ha dato la laurea honoris causa in Scienze della formazione continua al maestro-scrittore Franco Lorenzoni; anche con questo riconoscimento si è voluto apprezzare pubblicamente il ruolo svolto dai maestri, al pari delle maestre, nell’educazione scolastica delle bambine e dei bambini.

Se diamo uno sguardo ai libri di storia della pedagogia e della didattica troviamo molti maestri che hanno saputo riflettere con intelligenza sulla valorizzazione in classe delle specificità femminili e maschili, nella prospettiva della reciprocità uomo-donna; sono stati maestri di scuola primaria anche tanti iniziatori delle scuole nuove e dell’attivismo, dei metodi e delle tecniche per l’individualizzazione dell’insegnamento, dell’integrazione scolastica dei bambini in situazione di disabilità. Pensiamo, solo per esempio, a Giuseppe Lombardo Radice, Celestin Freinet, Marco Agosti e Robert Dottrens.

Mi piace ricordare ancora che famosi autori di racconti per bambini e bambine erano maestri, per esempio: Alberto Manzi, Mario Lodi, Gianni Rodari e Marcello D’Orta.

Molti maestri hanno scritto dei diari della loro attività educativa in favore degli alunni e delle alunne, il più famoso è stato il maestro Albino Bernardini, con il racconto del suo primo anno di professione, che iniziò nel quartiere periferico Pietralata di Roma. Chissà se qualche neo-maestro che sta partecipando al convegno lo vorrà imitare.

Per rispondere alla domanda che ci siamo posti inizialmente, non è trascurabile perfino l’analisi dei film dove il protagonista è un maestro; cito solo quelli che mi sono piaciuti di più, e che possono risultare interessanti, proprio perché in essi è evidente il contributo dell’insegnamento “al maschile” per il successo scolastico degli alunni “difficili”: Diario di un maestro, Stelle sulla terra e I ragazzi del coro. A volte un film è più efficace di un libro per far capire la bellezza della professione di maestro e l’importanza di una significativa presenza degli uomini in campo educativo.

Spero che qualcuno dei partecipanti a questo convegno possa aiutarmi presto a creare un blog dove i maestri si possano incontrare per scambiarsi esperienze, migliorare l’immagine sociale della professione, promuovere la ricerca sull’insegnamento al maschile, depositare articoli sul tema della professionalità docente e perseguire obiettivi di facilitazione della scelta della professione magistrale da parte dei giovani.

Cedo adesso la parola a chi ha maturato delle convinzioni sul perché i bambini e le bambine hanno bisogno degli insegnanti di entrambi i generi, sulla base della propria esperienza professionale diretta, senza “scomodare” l’antropologia filosofica, la psicologia di genere e la metodologia dell’educazione differenziata in base al sesso.

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Vi ringrazio per l’attenzione.


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