LASCIATE CHE GLI ADOLESCENTI MATURINO

É comprensibile che un dirigente scolastico, alle prese ogni giorno con una infinità di problemi da risolvere, quando un genitore gli chiede che, a scuola, il figlio sia chiamato con un nome femminile o una figlia con quello maschile tenda ad accontentarlo, a volte anche nella convinzione di tutelare così un diritto civile.

Ritengo che dire no alla “carriera alias” sia un atto coraggioso e di civiltà perché significa proteggere gli studenti, soprattutto se minorenni, dai rischi che corrono nel consolidare una auto-percezione soggettiva molto spesso temporanea, che può portare ad assumere farmaci ormonali per il blocco dello sviluppo sessuale o, successivamente, addirittura operazioni chirurgiche anche irreversibili non prive di gravi problematiche per la salute psicofisica dei giovani.

In senso diametralmente opposto alla “carriera alias” si collocano oggi: la lettera che la società psicoanalitica italiana ha inviato al Presidente del Consiglio, Meloni; l’appello-manifesto internazionale che stanno firmando migliaia di psichiatri e psicoterapeuti europei; il clamoroso annuncio del Tavistock Institute della chiusura della GIDS (Tavistock’s Gender Identity Development Service), la clinica londinese per l’identità di genere dedicata ai preadolescenti e agli adolescenti; le nuove linee guida per i casi di disforia di genere a scuola recentemente modificate dalla Svezia e dalla Finlandia; il dibattito in corso nella World Professional Association for Transgender Health per iniziativa delle dirigenti transgender Bowers e Anderson; l’ articolo del 2023 di Marcus Evans nel Journal of Child Psychoterapy, sui possibili traumi delle transizioni accelerateil recente articolo del New York Times sui ripensamenti delle autorità di diversi Paesi del continente americano in seguito alle azioni legali vinte dai cosiddetti “detransitioner”.

Inoltre, in tre minuti, si può vedere su youtube il servizio di Skynews del 25 novembre 2019 che fu realizzato nell’area di Newcastle (UK), “Hundreds’ of young trans people seekin help to return to original sex”.

Ciò, anche a tutela degli stessi giovani che, al termine degli studi secondari, vorranno intraprendere con pieno convincimento un percorso di transizione con l’assistenza di un medico, uno psicoterapeuta, un assistente sociale e (auspicabilmente) anche un bioeticista.

A un dirigente scolastico direi: lasci che gli adolescenti diventino adulti; dia loro il tempo necessario per maturare una decisione ponderata; non assecondi la richiesta di qualche genitore di accelerare l’avvio precoce di una procedura di transizione in età adolescenziale, che molto spesso poi il giovane-adulto disconosce; esiga sempre da tutti il rispetto e l’accettazione di ogni alunno/a, così come è. 

Giuseppe Zanniello – Professore emerito di Didattica e Pedagogia Speciale dell’Università degli Studi di Palermo

Palermo, 23 giugno 2023


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